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Tavola VII — La Verità

Chris Di Meo
Tavola VII — La Verità
Codice Munay · Immagine editoriale

La verità non è ciò che diciamo di essere. È ciò che la nostra vita rende visibile.

Esistono momenti in cui sappiamo perfettamente che qualcosa non è più vero per noi. Lo sentiamo in una relazione che continuiamo a sostenere anche se non ci appartiene più, in un lavoro che difendiamo mentre dentro di noi cresce il desiderio di cambiare, in una scelta rimandata per paura delle conseguenze o nell’immagine che continuiamo a mostrare agli altri nonostante non corrisponda più a ciò che siamo diventati. Spesso non ci manca la verità: ci manca il coraggio di riconoscerla e, soprattutto, di assumerci la responsabilità di ciò che comporta. La Tavola VII — La Verità ci conduce proprio in questo punto: nello spazio che separa ciò che sentiamo profondamente da ciò che continuiamo a dire, scegliere e vivere. Che cos’è la verità? Quando parliamo di verità, pensiamo quasi sempre a qualcosa che deve essere dimostrato: chi ha ragione, chi ha torto, che cosa è realmente accaduto. Ma la verità esplorata da questa Tavola non è una sentenza sugli altri. È una verifica su noi stessi. La domanda non è: “Qual è la verità assoluta?” La domanda è: “Che cosa so già, dentro di me, ma continuo a non voler riconoscere?”

La verità personale emerge quando diventiamo capaci di osservare senza giustificazioni ciò che sentiamo, ciò che desideriamo, ciò che temiamo, ciò che stiamo accettando e il modo in cui realmente agiamo. Non è sufficiente dichiarare un valore: occorre vedere se quel valore è presente nelle nostre scelte. Posso dire di desiderare una vita libera e continuare a consegnare agli altri la responsabilità delle mie decisioni. Posso parlare di amore e utilizzare il silenzio come punizione. Posso chiedere autenticità e poi nascondere ciò che provo per paura di non essere accettato. La verità comincia quando smettiamo di identificarci con l’immagine che abbiamo costruito e osserviamo ciò che la nostra vita sta effettivamente mostrando. Le forme della non-verità Non mentiamo soltanto quando diciamo qualcosa di falso. Esistono forme più sottili di allontanamento dalla verità: dire “va tutto bene” mentre stiamo soffrendo, restare dove vorremmo andare via, promettere ciò che sappiamo di non poter mantenere, attribuire agli altri una scelta che abbiamo compiuto noi, usare la spiritualità per evitare un conflitto reale, dichiarare di non avere alternative per non affrontare il prezzo del cambiamento, nascondere un bisogno e poi accusare gli altri di non averlo compreso oppure adattarci così a lungo da non sapere più che cosa desideriamo davvero.

Questi comportamenti non nascono necessariamente dalla volontà di ingannare. Molto spesso nascono dalla paura: paura di deludere, perdere qualcuno, essere giudicati, cambiare identità o scoprire che ciò che abbiamo costruito non ci rappresenta più. Per questo la Tavola della Verità non condanna. Rivela. La verità ha un prezzo Siamo abituati a pensare che la verità renda immediatamente liberi. Ma prima di liberarci, può destabilizzare gli equilibri attraverso i quali abbiamo cercato sicurezza. Dire la verità può significare affrontare una conversazione difficile. Riconoscerla può costringerci a cambiare direzione. Viverla può renderci meno approvati, meno prevedibili e meno facilmente controllabili.

Ogni verità autentica porta con sé una responsabilità: se adesso vedo, che cosa scelgo di fare con ciò che ho visto? Non sempre dobbiamo agire immediatamente. Alcune verità hanno bisogno di tempo per essere comprese, accolte e trasformate in una decisione matura. Ma esiste una differenza profonda tra concedersi tempo e continuare a rimandare: il tempo prepara una scelta, mentre il rinvio protegge la paura. La verità non è brutalità Essere sinceri non significa dire tutto, sempre e in qualsiasi modo. La verità priva di consapevolezza può diventare violenza, arroganza o bisogno di avere ragione. Possiamo utilizzare la frase “io sono fatto così” per evitare di evolvere oppure “ti dico la verità” per scaricare sugli altri la nostra rabbia.

Una verità autentica non ha bisogno di umiliare. Può essere ferma senza diventare distruttiva, può mettere un limite senza vendicarsi e può esprimere un dissenso senza negare il valore dell’altro. La Tavola VII ci invita quindi a verificare non soltanto che cosa diciamo, ma anche da quale spazio interiore lo stiamo dicendo. Sto parlando per chiarire o per ferire? Per incontrare l’altro o per vincere? Per assumermi una responsabilità o semplicemente per liberarmi di un peso? La verità non riguarda soltanto il contenuto delle nostre parole, ma anche l’intenzione che le attraversa. Il corpo riconosce ciò che la mente nasconde La mente può costruire spiegazioni molto sofisticate. Il corpo, invece, spesso registra la distanza dalla verità prima ancora che siamo disposti ad ammetterla: una contrazione mentre pronunciamo un sì che vorrebbe essere un no, un peso sul petto quando evitiamo una conversazione, una stanchezza persistente davanti a una vita sostenuta soltanto per dovere o un’inquietudine che ritorna ogni volta che cerchiamo di convincerci che nulla debba cambiare.

Questo non significa che ogni sensazione rappresenti una verità assoluta. Le emozioni possono essere influenzate dalla paura, dalle ferite e dalle esperienze passate. Ma il corpo può segnalarci che esiste qualcosa da ascoltare. La domanda allora diventa: “Che cosa sta cercando di mostrarmi questa reazione?” Non per obbedire automaticamente a ogni impulso, ma per aprire uno spazio di osservazione sincera. Dalla verità alla coerenza Riconoscere una verità è soltanto l’inizio. Il passaggio decisivo avviene quando quella verità modifica il nostro modo di vivere. La coerenza nasce quando ciò che sentiamo, pensiamo, diciamo e facciamo comincia a muoversi nella stessa direzione. Non è perfezione: è la progressiva riduzione della distanza tra il nostro mondo interiore e la vita che costruiamo.

Possiamo iniziare da una scelta molto piccola: dire un no rispettoso, smettere di promettere ciò che non possiamo offrire, chiedere ciò di cui abbiamo bisogno, riconoscere un errore senza difenderci, interrompere una giustificazione, dichiarare che non sappiamo o compiere finalmente un passo rimandato. Ogni volta che scegliamo una parola o un gesto coerente, recuperiamo una parte della nostra energia.

Mantenere una vita non autentica richiede infatti uno sforzo enorme. Dobbiamo controllare ciò che diciamo, sostenere ruoli, nascondere contraddizioni e difendere decisioni che non sentiamo più nostre. La verità semplifica. Non sempre rende tutto facile, ma rende nuovamente possibile camminare nella propria direzione. Le domande della Tavola VII Puoi lavorare con questa Tavola portando l’attenzione su una situazione concreta della tua vita e domandandoti: Che cosa so già, ma non voglio ancora riconoscere? Dove sto dicendo sì mentre dentro di me sento no? Quale immagine di me sto cercando di proteggere? Che cosa temo possa accadere se fossi completamente sincero? Sto usando la verità per creare chiarezza o per avere ragione? Qual è la parte di responsabilità che mi appartiene? Quale piccolo gesto potrebbe rendere oggi la mia vita più coerente?

Non cercare risposte perfette. Cerca una risposta che tu possa verificare nella tua esperienza. Un esercizio concreto Prendi un foglio e dividilo in quattro parti. Nella prima scrivi ciò che senti, senza correggerti o giudicarti. Nella seconda descrivi ciò che dici, osservando come presenti la situazione agli altri e a te stesso. Nella terza annota ciò che fai, concentrandoti sui comportamenti concreti e non sulle intenzioni. Nell’ultima scrivi ciò che scegli, individuando una piccola azione capace di ridurre la distanza tra ciò che senti, ciò che dici e ciò che fai.

L’obiettivo non è cambiare tutto in un giorno. È smettere di nascondere a te stesso il punto in cui ti trovi. La verità come ritorno a sé La verità non ci chiede di diventare qualcun altro. Ci chiede di smettere di abbandonarci per essere accettati, protetti o riconosciuti. Ogni volta che sacrifichiamo ciò che sentiamo per adattarci, una parte di noi si ritira. Ogni volta che torniamo a parlare, scegliere e agire con maggiore coerenza, quella parte può ritornare nella nostra vita.

La Tavola VII — La Verità non offre una risposta uguale per tutti. Offre uno specchio. E davanti a quello specchio la domanda fondamentale non è: “Quale verità devo dimostrare?” La domanda è: “Sono disposto a vivere ciò che, nel profondo, ho già riconosciuto?”

Perché la verità non è soltanto qualcosa che si pronuncia. È qualcosa che, prima o poi, deve diventare vita.

La Tavola VII — La Verità fa parte delle Dodici Tavole della Vita presentate in CODICE MUNAY. Per conoscere il libro e approfondire gli strumenti che lo accompagnano, visita www.codicemunay.it.

Con amore,
Chris