Munay Horizon
IO VOGLIO ESSERCI – Cambio di Campo: la 30ª edizione non sarà un anniversario. Sarà una soglia.

Ci sono momenti nella vita in cui non serve semplicemente andare avanti. Serve comprendere da quale luogo interiore stiamo andando avanti.
Perché possiamo cambiare lavoro, relazione, città, obiettivi, strategie, persino percorso spirituale e continuare, in realtà, a creare la nostra esistenza dallo stesso punto di sempre: dalle stesse paure, dalle stesse protezioni, dalle stesse convinzioni, dallo stesso bisogno di essere riconosciuti, accettati, approvati o protetti.
Ed è proprio da questa consapevolezza che nasce la 30ª Edizione Speciale di IO VOGLIO ESSERCI® – Cambio di Campo, che vivremo dal 12 al 15 novembre 2026.
Per me questa non sarà semplicemente la trentesima volta in cui entrerò in uno spazio insieme a delle persone per accompagnarle dentro un’esperienza. Sarà qualcosa di molto più grande. Sarà una soglia.
Quando molti anni fa è nata questa esperienza, il significato di quelle parole era già molto preciso: Io voglio esserci. Non voglio più essere spettatore della mia vita. Non voglio limitarmi ad aspettare. Non voglio continuare a delegare agli altri, alle circostanze, al passato o alla paura la responsabilità di decidere chi sono. Voglio esserci. Con il mio corpo, con il mio Cuore, con le mie paure, con le mie possibilità, con la responsabilità delle mie scelte.
Nel tempo, IO VOGLIO ESSERCI è diventato molto più di un’esperienza formativa. È diventato uno dei luoghi nei quali una persona può incontrare direttamente Munay, sperimentare la Saggezza del Cuore e comprendere qualcosa che nessun sito, video, libro o spiegazione potrebbe farle comprendere allo stesso modo: la differenza tra conoscere qualcosa e viverla sulla propria pelle.
Perché ci sono cose che possiamo capire soltanto quando smettiamo di osservare e decidiamo di entrare. Ma oggi quelle parole chiedono qualcosa in più. Dopo trenta edizioni sento che “Io voglio esserci” non può significare soltanto esserci nella propria vita.
Oggi deve significare anche: da quale Campo voglio esserci? È questa la domanda che attraverserà questa edizione. Quando parlo di Campo, non sto parlando di qualcosa di astratto.
Il Campo è il luogo interiore dal quale interpreti ciò che accade, prendi decisioni, costruisci relazioni, eserciti la tua professione, ricevi, ami, reagisci, rischi, ti proteggi e immagini il futuro. Due persone possono vivere apparentemente la stessa situazione e generare realtà completamente differenti perché stanno scegliendo da Campi differenti.
Possiamo vivere dal Campo della paura oppure da quello della fiducia, dal Campo della protezione oppure da quello della responsabilità, dal Campo della scarsità oppure da quello della possibilità, dal Campo dell’adattamento oppure da quello della coerenza, dal Campo della sopravvivenza oppure da quello della vita.
E molto spesso cerchiamo di cambiare ciò che accade senza cambiare il luogo dal quale lo stiamo creando. Cambiamo strategie mantenendo la stessa identità. Cambiamo persone mantenendo la stessa dinamica. Cambiamo progetti mantenendo la stessa paura. Acquisiamo nuove conoscenze continuando a obbedire agli stessi contratti interiori. Ed è per questo che alcuni problemi continuano a ripetersi.
Il significato profondo di questa edizione è racchiuso proprio qui: non devi necessariamente cambiare vita. Devi cambiare il Campo dal quale la stai creando. Questo per me è un passaggio fondamentale. Perché spesso siamo convinti che il cambiamento consista nell’aggiungere qualcosa: una nuova tecnica, una nuova conoscenza, un nuovo percorso, un nuovo obiettivo.
Ma arriva un momento in cui non abbiamo più bisogno soltanto di aggiungere. Abbiamo bisogno di vedere. Vedere da dove stiamo scegliendo. Vedere ciò che continuiamo a ripetere. Vedere quali protezioni sono diventate prigioni. Vedere dove stiamo dicendo di voler crescere mentre una parte di noi continua disperatamente a cercare sicurezza.
E poi arriva il passaggio più importante: scegliere. Perché una consapevolezza che non diventa scelta rischia di trasformarsi nell’ennesima cosa che sappiamo su noi stessi senza riuscire a modificarla.
IO VOGLIO ESSERCI – Cambio di Campo nasce per portare la persona esattamente fino a quella soglia: vedere, interrompere, scegliere e trasformare quella scelta in un Primo Passo reale.
Questa trentesima edizione avrà anche una caratteristica particolare. Desidero che parli in modo ancora più diretto a chi lavora con le persone: coach, counselor, formatori, mentor, professionisti della crescita personale e spirituale, persone che hanno scelto di trasformare la propria esperienza e le proprie competenze in una professione. Perché esiste un Campo personale, ma esiste anche un Campo professionale. Puoi essere competente e avere paura di mostrarti. Puoi conoscere il tuo valore e non riuscire a dichiararlo. Puoi desiderare prosperità e sentirti in colpa quando ricevi. Puoi avere una grande capacità di accompagnare gli altri e continuare a sabotare la tua espansione. Puoi parlare di abbondanza e vivere professionalmente nella scarsità. Puoi conoscere perfettamente la trasformazione e continuare a esercitare la tua professione da un Campo di paura. E allora il problema non è necessariamente ciò che sai fare. È il Campo dal quale lo stai facendo.
Per questo questa esperienza non vuole insegnare semplicemente ai professionisti come diventare più efficaci. Vuole porre una domanda molto più radicale: da quale luogo interiore stai esercitando la tua professione? C’è poi una cosa sulla quale non sono disposto a scendere a compromessi.
IO VOGLIO ESSERCI non diventerà una vetrina commerciale. Prima viene la persona. Prima viene l’esperienza. Prima viene la trasformazione. Prima viene la possibilità di verificare realmente ciò che accade quando qualcuno smette di rimanere spettatore e accetta di incontrare sé stesso.
Solo dopo possono arrivare le domande sul futuro, sul percorso, sulla professione, sull’Academy, sulla possibilità di continuare. Perché credo profondamente che il valore debba essere sperimentato prima di essere proposto.
Questa è sempre stata una parte fondamentale del mio modo di lavorare e in questa edizione sarà ancora più evidente. Non voglio convincerti che Munay abbia valore.
Voglio creare le condizioni affinché tu possa verificarlo personalmente. Poi sarai libero di scegliere.
Quando penso alla trentesima edizione, non penso a un numero. Penso ai volti. Alle persone entrate nella sala in un modo e uscite con una domanda diversa negli occhi. Penso alle paure attraversate, alle decisioni prese, alle relazioni nate, alle persone che hanno continuato il Cammino e a quelle che hanno semplicemente portato con sé qualcosa di quell’esperienza.
Penso a chi oggi fa parte di Munay e a chi ne ha attraversato soltanto un piccolo tratto. Tutto questo merita di essere onorato. Per questo Cambio di Campo sarà anche una celebrazione. Non una celebrazione nostalgica del passato, ma una celebrazione del Cammino. Perché il passato ha valore quando diventa fondamento per qualcosa che ancora deve nascere. E forse è proprio questo il significato che sento più profondamente: il 12 novembre non inizierà soltanto la trentesima edizione di IO VOGLIO ESSERCI.
Per me inizierà simbolicamente la prima edizione della nuova vita di Munay.
In questi anni Munay è cresciuto. Sono nati percorsi, professionisti, progetti, una visione sempre più ampia e soprattutto una domanda che oggi non possiamo più ignorare:
che cosa vogliamo contribuire a costruire nel mondo?
Non mi interessa creare soltanto una scuola più grande. Non mi interessa semplicemente aumentare il numero delle persone che frequentano i nostri percorsi. Il punto non è crescere per diventare più grandi. Il punto è crescere per diventare più capaci di contribuire.
Munay Horizon, la visione della Civiltà del Cuore, la crescita dell’Academy, lo sviluppo dei professionisti, i progetti che stanno nascendo: tutto questo deve avere una radice comune.
Quella radice è l’essere umano. Un essere umano capace di tornare al proprio centro, capace di scegliere, capace di assumersi responsabilità, capace di prosperare senza perdere la propria integrità, capace di trasformare ciò che ha compreso in qualcosa che diventi visibile nel modo in cui vive. Se dovessi esprimere con due parole ciò che desidero accada in questa trentesima edizione, sceglierei queste:
PRENDERE POSIZIONE. Non contro qualcuno. Non per dimostrare qualcosa. Prendere posizione dentro la propria vita. Riconoscere ciò che non siamo più disponibili a continuare. Riconoscere ciò che desideriamo custodire. Riconoscere ciò che siamo pronti a diventare. E compiere un atto che renda quella scelta reale. Perché arriva un momento in cui non possiamo continuare soltanto a comprendere. Dobbiamo scegliere. Arriva un momento in cui il vecchio Campo diventa troppo piccolo per la persona che stiamo diventando. Ed è lì che nasce il passaggio.
Per trenta edizioni abbiamo pronunciato queste parole: IO VOGLIO ESSERCI. Oggi sento che stanno assumendo un significato ancora più grande.
Io voglio esserci nella mia vita. Ma voglio esserci anche nelle mie scelte, nella mia responsabilità, nel mio valore, nella mia professione, nel modo in cui amo, nel modo in cui contribuisco, nel mondo che desidero lasciare dopo di me. Perché forse il vero Cambio di Campo avviene proprio quando smettiamo di chiederci soltanto: “Che cosa voglio dalla vita?” e cominciamo a domandarci: “Da quale luogo dentro di me voglio vivere questa vita?” E poi ancora: “A quale futuro voglio contribuire?”
È questo il significato profondo della trentesima edizione. Non celebrare ciò che siamo stati, ma utilizzare tutto ciò che siamo stati per scegliere consapevolmente ciò che siamo pronti a diventare. Dal 12 al 15 novembre 2026 apriremo nuovamente quello spazio. Ma questa volta lo faremo sapendo che una soglia importante è davanti a noi.
E io desidero attraversarla insieme a persone disposte non soltanto a dire: IO VOGLIO ESSERCI. Ma ad aggiungere: IO SCELGO DA QUALE CAMPO ESSERCI. IO PRENDO POSIZIONE.
Chris
