← Torna a La Saggezza della Vita

È in atto un lavoro profondo di ignorantimento, rincoglionimento e impecorimento delle persone, ne sei consapevole?

Chris Di Meo
È in atto un lavoro profondo di ignorantimento, rincoglionimento e impecorimento delle persone, ne sei consapevole?
La Saggezza della Vita · Immagine editoriale

Uso volutamente parole forti, perché credo che sia arrivato il momento di smettere di addolcire ciò che sta accadendo davanti ai nostri occhi.

Non sto dicendo che esista necessariamente una stanza segreta nella quale qualcuno abbia progettato tutto questo. Sarebbe troppo semplice. Il problema, per certi versi, è ancora più grave: abbiamo costruito un sistema nel quale pensare sempre meno è diventato conveniente.

Viviamo immersi in un flusso continuo di informazioni, notifiche, opinioni, contenuti, immagini, video, commenti e stimoli. Tutto arriva velocemente, tutto pretende attenzione, tutto dura pochissimo. La velocità ha sostituito la profondità. La reazione ha sostituito la riflessione. L'opinione ha sostituito la conoscenza. L'intrattenimento continuo ha preso il posto del silenzio. E progressivamente rischiamo di perdere proprio quelle capacità che ci rendono esseri umani consapevoli: osservare, pensare, dubitare, verificare, scegliere.

Abbiamo accesso alla più grande quantità di informazioni mai posseduta dall'umanità, ma questo non significa che siamo diventati più consapevoli. Informazione e conoscenza non sono la stessa cosa. Possiamo sapere continuamente cosa sta accadendo nel mondo e non comprendere quasi nulla di ciò che accade dentro di noi. Possiamo leggere centinaia di titoli e non approfondire nessun argomento. Possiamo ascoltare migliaia di opinioni e non averne sviluppata nemmeno una veramente nostra.

L'IGNORANTIMENTO NON È SEMPLICEMENTE IGNORANZA

Quando parlo di ignorantimento non mi riferisco al semplice fatto di non conoscere qualcosa. Nessuno può sapere tutto. L'ignoranza diventa pericolosa quando smettiamo di avere il desiderio di conoscere. Quando non approfondiamo più. Quando non verifichiamo. Quando ci accontentiamo della prima spiegazione che conferma ciò che già pensiamo.

L'ignorantimento comincia quando una società perde il piacere della complessità e pretende che tutto possa essere spiegato in dieci secondi. È il momento in cui una frase diventa più importante di un ragionamento, uno slogan sostituisce un'analisi e un video di pochi secondi viene considerato sufficiente per giudicare persone, idee, eventi e fenomeni immensamente complessi.

Il problema non è non sapere. Il problema è non sapere e credere comunque di sapere.

Questa è una delle condizioni più pericolose per la libertà individuale, perché chi pensa di sapere non cerca più. Non domanda. Non studia. Non mette in discussione le proprie convinzioni. E soprattutto diventa molto più semplice da orientare.

IL RINCOGLIONIMENTO ATTRAVERSO LA DISTRAZIONE

Poi esiste un secondo livello: il rincoglionimento. Anche qui uso il termine deliberatamente. Non mi riferisco all'intelligenza delle persone, ma a ciò che può accadere a una mente costantemente bombardata da stimoli.

Una mente che passa continuamente da una cosa all'altra perde progressivamente la capacità di rimanere. Rimanere su un libro. Rimanere in una conversazione. Rimanere dentro una domanda. Rimanere concentrata su un obiettivo. Rimanere persino nel silenzio.

Scrolliamo continuamente. Guardiamo qualcosa per pochi secondi. Cambiamo. Torniamo indietro. Arriva una notifica. Rispondiamo. Riprendiamo. Cambiamo nuovamente. E alla fine della giornata siamo stati occupatissimi senza riuscire a comprendere dove sia realmente andata la nostra attenzione.

Ecco una domanda che dovremmo iniziare a farci seriamente: chi decide ogni giorno dove va la nostra attenzione?

Perché dove va la tua attenzione va anche una parte della tua vita. Se qualcuno riesce a controllare costantemente la tua attenzione, non ha bisogno di controllare direttamente la tua mente. Gli basta impedirti di usarla in profondità.

Una persona costantemente distratta difficilmente costruisce un pensiero complesso. Una persona incapace di concentrazione difficilmente mantiene una visione nel tempo. Una persona dipendente dallo stimolo immediato farà sempre più fatica ad affrontare tutto ciò che richiede disciplina, pazienza e responsabilità.

L'IMPECORIMENTO: QUANDO IL GRUPPO PENSA AL POSTO TUO

Il terzo passaggio è forse il più delicato: l'impecorimento. Accade quando l'appartenenza diventa più importante della verità. Quando non ci chiediamo più: “È vero?”, ma: “Gli altri cosa pensano?”. Quando osserviamo il gruppo prima di decidere quale posizione assumere.

Il gregge non è necessariamente fatto di persone stupide. Può essere composto da persone istruite, competenti e persino brillanti. L'impecorimento comincia nel momento in cui una persona rinuncia a una parte del proprio discernimento per conservare l'appartenenza.

Succede quando ripetiamo automaticamente il linguaggio del nostro ambiente. Quando abbiamo paura di porre una domanda perché potrebbe renderci scomodi. Quando attacchiamo un'opinione diversa prima ancora di averla ascoltata. Quando scegliamo il consenso invece della ricerca.

Essere parte di una comunità è profondamente umano. Abbiamo bisogno degli altri. Il problema nasce quando, per appartenere, dobbiamo smettere di essere individui.

NON SERVE NECESSARIAMENTE UN COMPLOTTO

Quando osserviamo questi fenomeni è facile cadere nella tentazione di cercare immediatamente un colpevole. Chi sta facendo tutto questo? Chi lo ha deciso? Chi controlla il sistema?

Sono domande legittime, ma potrebbero anche distrarci dalla questione più importante. Non serve necessariamente immaginare una regia unica quando esiste già un sistema che premia spontaneamente tutto ciò che cattura attenzione, produce reazioni immediate, semplifica la realtà e genera dipendenza.

Il problema più interessante, quindi, non è soltanto ciò che qualcuno potrebbe voler fare della nostra mente. Il problema è ciò che noi permettiamo quotidianamente che venga fatto con essa.

Per questo la domanda cambia completamente.

Non più soltanto: “Chi ci sta facendo questo?”

Ma soprattutto: “A cosa sto consegnando volontariamente la mia mente ogni giorno?”

LA NUOVA POVERTÀ È L'INCAPACITÀ DI PENSARE

Credo che nei prossimi anni assisteremo a una nuova forma di disuguaglianza. Non sarà soltanto economica. Sarà una disuguaglianza cognitiva.

Da una parte avremo persone capaci di utilizzare strumenti straordinariamente potenti, tecnologia, intelligenza artificiale e quantità immense di informazioni mantenendo però capacità critica, concentrazione, discernimento e visione. Dall'altra rischiamo di avere persone sempre più dipendenti dagli stessi strumenti, incapaci progressivamente di pensare senza di essi.

La tecnologia non è necessariamente il problema. Il problema nasce quando uno strumento nato per amplificare le nostre capacità comincia lentamente a sostituirle.

Delegare un calcolo è una cosa. Delegare un pensiero è completamente diverso.

E questo riguarda anche l'intelligenza artificiale. Può rappresentare uno degli strumenti più straordinari mai messi nelle mani dell'essere umano, ma diventa pericolosa nel momento in cui smettiamo di usarla per pensare meglio e cominciamo a utilizzarla per evitare di pensare.

Una tecnologia dovrebbe amplificare l'intelligenza umana, non sostituire il discernimento umano.

LA LIBERTÀ COMINCIA DALLA CAPACITÀ DI FERMARSI

Forse la vera ribellione dei prossimi anni sarà molto meno spettacolare di quanto immaginiamo. Non consisterà necessariamente nel gridare più forte, contestare tutto o schierarsi continuamente contro qualcosa.

Potrebbe essere molto più semplice e molto più difficile.

Fermarsi.

Leggere.

Studiare.

Stare nel silenzio.

Ascoltare una persona fino alla fine.

Sostenere un pensiero complesso senza trasformarlo immediatamente in uno slogan.

Frequentare persone che non la pensano come noi.

Mettere alla prova le nostre convinzioni.

Ammettere: “Non lo so”.

Cambiare idea quando i fatti mostrano che avevamo torto.

Questa è libertà.

Perché una persona veramente libera non è quella che può dire qualsiasi cosa. È quella che possiede ancora la capacità di capire perché pensa ciò che pensa.

DOMANDATI SE QUEL PENSIERO È DAVVERO TUO

Prova allora a farti alcune domande.

Quanto tempo trascorri ogni giorno senza uno schermo davanti? Quando è stata l'ultima volta che hai letto un libro lentamente, prendendo appunti e interrogandoti su ciò che stavi leggendo? Quando hai ascoltato seriamente una posizione opposta alla tua? Quante delle tue convinzioni hai realmente verificato? Quante appartengono alla tua famiglia, al tuo ambiente, alla tua comunità, alla tua categoria professionale o semplicemente all'algoritmo che decide cosa mostrarti?

E soprattutto: quante delle cose che pensi sono davvero pensieri tuoi?

Questa domanda potrebbe essere molto più scomoda di quanto sembri.

Perché spesso combattiamo per difendere convinzioni che non abbiamo mai scelto consapevolmente.

NON PERMETTERE A NESSUNO DI PENSARE AL POSTO TUO

Esiste una forma di libertà che viene prima di tutte le altre: la libertà di pensare. Non quella di avere sempre ragione. Non quella di opporsi necessariamente agli altri. Non quella di diventare sospettosi verso qualsiasi cosa. La libertà di pensare significa avere il coraggio di osservare, verificare, comprendere e scegliere.

Questa libertà non te la garantisce nessuno. Devi allenarla. Devi nutrirla. Devi proteggerla. E soprattutto devi avere il coraggio di metterla alla prova continuamente.

Perché l'ignorantimento comincia quando smetti di cercare.

Il rincoglionimento comincia quando smetti di prestare attenzione.

L'impecorimento comincia quando smetti di scegliere.

Forse la più grande rivoluzione del nostro tempo sarà costituita semplicemente da esseri umani che torneranno a fare qualcosa che sembrava scontato:

pensare con la propria testa.

E allora ti lascio con una sola indicazione.

Non permettere a nessuno di pensare al posto tuo. Nemmeno a me.

Con amore,
Chris